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Le lettere di Oriana 01 PDF Stampa E-mail
Notizie - La Opinione
Scritto da Mata Hari   
Venerdì 30 Luglio 2010 10:45


Le lettere di Oriana



Lettera al Vescovo di Caserta






Il 15 settembre del  2006 moriva Oriana Fallaci. Per onorare, a quattro anni dalla sua scomparsa, il ricordo di questa vera Giornalista e Scrittrice italiana più letta e conosciuta al mondo, seconda per notorietà solo a Marco Polo ed a Cristoforo Colombo, pubblicherò quattro lettere indirizzate a Prodi, Fini, Berlusconi ed all'ex Vescovo di Caserta Raffaele Nogaro, ormai in pensione.

Inizio con la pubblicazone della prima lettera. Buona lettura



«Signor Vescovo, io lo so che a svergognarla coram populo Le faccio un regalo di cui non è degno. Una pubblicità che non merita e di cui si servirà sconciamente. In qualsiasi altra circostanza, infatti, mi sarei guardata bene dall'elargirLe una simile soddisfazione.

Ma il reato di cui si macchiò domenica 16 novembre 2003, reato che poi ha tentato invano di rabberciare con smentite grottesche e inconsistenti, non offende solo i 19 italiani massacrati a Nassiriya.

Offende le loro famiglie, i loro compagni d'arme, i nostri principii, i nostri valori, e la già vacillante dignità del nostro stesso paese. In più corrompe i giovani, li tradisce, gli impedisce di ragionare. Inganna i bambini, li confonde, prepara una generazione di imbecilli.

Così mi tappo il naso. Le elargisco la soddisfazione e sperando di non lasciarmi cogliere dalla rabbia di due anni fa incomincio col dirLe che l'aggettivo con cui l'ex-presidente della Repubblica Francesco Cossiga definì la Sua omelia, l'aggettivo "ignobile", è perfetto. Ineccepibile, perfetto.

Ergo, a quei 19 morti Lei deve chiedere scusa.

Deve recarsi nei loro cimiteri e di tomba in tomba flagellarsi a sangue con una frusta a nove code. Cioè come si flagellavano i penitenti al tempo in cui il peccato non si lavava con due Pater Noster e tre Ave Marie. E poi, nel medesimo modo deve chiedere scusa ai loro familiari nonché ai loro commilitoni nonché alla Patria. Anche se questa parola, ne sono certa, per Lei non significa nulla.

Signor Vescovo, essendo Lei un individuo di cui per mia fortuna ignoravo l'esistenza ho fatto una piccola indagine e ho scoperto che Le piace sfruttare la Sua presunta autorità spirituale, che nonostante la Sua veneranda età ama pavoneggiarsi nel ruolo di scugnizzo no-global. Ruolo nel quale debuttò quando inferocito con l'Ulivo, a Suo dire incapace di combattere il neo-liberismo, si schierò con Rifondazione Comunista.

Ho scoperto che da allora si esibisce con articoletti, editorialucci, intervistine sui giornali di sinistra o di estrema sinistra e che parlando a nome degli Evangeli nel giugno del 2002 chiese all'opposizione di "formulare pronunciamenti perentori che tutelassero i diritti degli immigrati".
Che nell'aprile del 2003 definì la guerra in Iraq "un attentato contro l'umanità" e che nell'ottobre dello stesso anno elogiò il Vicepresidente del Consiglio (Fini) (ndA) per la faccenda del voto agli immigrati.

Ho anche scoperto che Lei dice un gran male della Chiesa Cattolica. Diritto che io posso esercitare e Lei no. Perché io sono una libera cittadina, e una laica.

Lei invece è un alto prelato del Vaticano, un rappresentante del Papa.

Alla Chiesa Cattolica Lei deve tutto, anche le scarpe con cui cammina. Quindi non può tenere il piede in due staffe, pretendere d'avere la botte piena e la moglie briaca, godersi il ruolo del Vescovo e nel medesimo tempo posare a scugnizzo no-global.

Se vuol parlare male dei Suoi benefattori, deve dare le dimissioni.

Deve rinunciare alla mitria, al pastorale, al piviale, all'anellone con l'ametista, al palazzo arcivescovile, ai domestici, agli inchini, al baciamano, e accontentarsi di fare il giornalista per l'Unità.

Ho scoperto infine che i Bin Laden, i Saddam Hussein, gli Arafat, i kamikaze Lei li rispetta assai. Le piace giustificarli, difenderli, definire le loro stragi, "atti di Resistenza".

Ed anche per questo concludo: Signor Vescovo, se quella domenica pomeriggio Gesù Cristo avesse avuto la disgrazia di trovarsi nella Cattedrale di Caserta, altro che Farisei al tempio! Le sarebbe saltato addosso e a pedate nel culo L'avrebbe scaraventata in piazza. Qui Le avrebbe tirato tanti di quei cazzotti che oggi non potrebbe mangiare una pappa al pomodoro».

Oriana Fallaci

Da " La Forza della Ragione"  (Prima Edizione  Aprile 2004) ed. Rizzoli International


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busy
Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Luglio 2010 14:42
 
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