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La maledizione di Lucia. Capitolo Sesto. "L'Esilio" PDF Stampa E-mail
Notizie - Poesia e Narrativa
Scritto da Anonimo Formiano   
Sabato 19 Dicembre 2009 15:04

La maledizione di Lucia


Capitolo Sesto

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"L'ESILIO"

 

Di ritorno dalla chiesa, la baronessa e Lucia andarono direttamente nella stanza da letto. La baronessa si sentiva stanca e voleva riposare.
- Ti prego, Lucia. Chiudi tutti gli scuri e lasciami riposare. Questa notte non ho chiuso occhio per il dolore. -

Lucia, dopo averle rimboccate le coltri e dato il solito bacio sulla fronte, chiuse gli scuri e uscì dalla stanza, già avvolta nel buio.

Vide il barone sull'uscio della sua stanza da letto. Indossava la solita vestaglia lunga. Segno che, sotto, era nudo. Le fece cenno di venire e lei, col cuore in gola per la gioia, non si fece pregare. Il tempo di chiudere la porta e finì nelle sue braccia. Quanto tempo era trascorso dall'ultima volta?

Fecero l'amore con passione. Lei gli baciò con trasporto le mani, il petto villoso. Anche il barone non credeva ai suoi occhi. Lucia era di nuovo fra le sue braccia.

Ma bisognava smettere. Era giorno pieno e tutti i domestici erano indaffarati nelle quotidiane mansioni. La casa risuonava di mille rumori. E, poi, doveva parlare seriamente con Lucia.
- Vedi, Lucia, fra qualche giorno non potrai più nascondere di essere incinta. Ho pensato di mandarti nella masseria di Farano, fino a che non partorirai. Poi potrai ritornare. Ti verrò a trovare ogni giorno possibile e potremo vederci tranquillamente. -
- Ma, Berto, che dico alla signora? -
- Non ti preoccupare, è compito mio. Capisci?! Questa decisione non la prenderà bene. Penserà che ti sia stancata di lei, che tu sia un'ingrata e vuoi andartene. Non ti preoccupare. Fidati di me! -

Lucia si rivestì e, dopo un abbraccio appassionato, ritornò nella sua cameretta. Non poteva sapere, né immaginare cosa avesse architettato il barone, ma le restò impressa l'espressione dura, addirittura gelida e scostante della baronessa, quando andò a salutarla.

Al barone, uomo avvezzo agli intrighi di corte, non c'era voluto molto. Lasciò trascorrere la mattinata. Il piano scattò nel pomeriggio quando, con una scusa banale, il barone mandò Lucia dallo speziale. Uscita Lucia, andò direttamente dalla moglie. Con parole alquanto imbarazzate, aprì il discorso.
- Ci sono novità per gli orecchini? -
- No! Eppure è strano! In questa casa non è mai mancato nulla. Abbiamo rovistato dappertutto. -
- Dappertutto? -
- Che vuoi dire? -
- Che non è stato rovistato dappertutto! Per esempio: la cameretta di Lucia... -
- Suvvia, Alberto! Non ci posso credere. -
- Nemmeno io! Ma... ti sei accorta che, da qualche tempo, è un poco strana? Che non è più quella fanciulla tranquilla dei primi tempi? Io, col tuo permesso, s'intende, farei una visitina nella cameretta di Lucia. Anzi, mentre lei è fuori, facciamola subito. Noi due, da soli, senza che il resto della servitù sappia. -

Il risultato della visita gettò la baronessa nello sconcerto. Lucia?! Quella fanciulla cosi tranquilla, che lei considerava come una figlia, una ladra?! Ma il barone, come il solito, risolse il suo problema. Innanzi tutto presero gli orecchini. Poi, convinse la moglie che, trasferendo Lucia alla masseria, nonostante tutto, facevano un'opera buona. Alla fine, si scusò pure! Per essersi sbagliato nel valutare l'onestà di Lucia.

La moglie, come lui aveva previsto, lo elogiò per il suo buon cuore. Anzi, l'indomani avrebbe fatto dire un triduo di preghiere di ringraziamento al buon Dio, per la salute del marito che, invece di buttare in mezzo alla strada quell'ignobile ladra, la mandava a lavorare nella masseria di Farano. Che uomo! E che animo nobile!

Uscendo dalla stanza della moglie, il barone non poté fare a meno di complimentarsi con se stesso. Il piano era riuscito alla perfezione. Con un colpo da maestro era riuscito a nascondere la gravidanza di Lucia, a tenerla sempre a sua disposizione e a convincere la moglie che, malgrado tutte le chiacchiere ed apparenze, era un sant'uomo.

Per il momento la situazione era sotto controllo. Restavano solo alcuni problemi: sbarazzarsi di Lucia, tenersi il figlio e, cosa non tanto facile, ma nemmeno impossibile, farlo accettare dalla moglie. Alla fin fine, la baronessa non avrebbe avuto motivi per contrastare le sue decisioni. Il nascituro sarà anche un trovatello, ma è pur sempre il figlio del barone Alberto Manzano della Torretta. Il vero problema, per il momento, era Lucia. A questo punto pensò di parlarne con Sebastiano.

- Sebastiano! Ho sempre la tua devozione? -
- Signor barone! Ho fatto qualcosa, per farvi dubitare? -
- Assolutamente no, Sebastiano! Non ho motivo di dubitare della tua lealtà e fedeltà. Ho bisogno, però, del riserbo più assoluto. Ne va anche della salute della baronessa. -
- Comandate, signor barone. Qualunque cosa, sarò una tomba. -
- Bravo, Sebastiano! Qualunque cosa! Era questo che volevo sentirti dire. -

Con molta calma, raccontò l'intera vicenda con la pastorella ed espose il suo piano. Sebastiano, come era solito fare, ascoltò in silenzio. Solo al termine del piano ebbe un piccolo trasalimento. Ma non disse assolutamente nulla. Fu il barone a chiedere.
- Allora, Sebastiano? -
- Come comandate! Sarò una tomba. -
- Ovviamente, Lucia non deve sospettare di nulla. Meno che mai la servitù e il personale della masseria. -
- Fidatevi, signor barone. Andrà tutto liscio come l'olio. -

Il barone si sentì sollevato. Sebastiano gli aveva sempre dimostrato la sua assoluta dedizione. Ma, la conclusione del piano... Per un attimo il suo pensiero andò al defunto Re, Ferdinando II.

Quante scappatelle del sovrano aveva dovuto coprire? Quante donne aveva dovuto far "partorire" anzi tempo, per salvare il buon nome del sovrano?

 

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Ultimo aggiornamento Martedì 20 Aprile 2010 16:00
 
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