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La maledizione di Lucia. Capitolo Quinto: "La strana confessione del barone" PDF Stampa E-mail
Notizie - Poesia e Narrativa
Scritto da Anonimo Formiano   
Giovedì 01 Ottobre 2009 16:12
La maledizione di Lucia


Capitolo Quinto



"LA STRANA CONFESSIONE DEL BARONE"

 

Passarono diversi giorni. Lucia e il barone si alternarono al capezzale della baronessa. La ripresa, seppur lenta, fu costante, giorno dopo giorno; ma per Lucia cominciò uno strano nervosismo. Le mancavano il suo Alberto, le notti passionali; ma fu l'attesa del prossimo ciclo la vera causa del suo crescente nervosismo.

Ormai mancavano pochi giorni alla cadenza e la sua agitazione divenne quasi palpabile. Si sorprese persino a pregare che la baronessa potesse ritardare la ripresa.


Fu fortunata. La baronessa, prostrata dalla malattia, aveva completamente dimenticato il controllo del ciclo, sia il suo, che di Lucia. Aveva pure dimenticato che Lucia, il mese prima, l'aveva saltato. E, cosi, saltò anche il secondo ciclo! Passato il pericolo, la tensione si allentò e Lucia ritornò la solita fanciulla tranquilla. Ma solo in superficie!
Non sapeva più cosa pensare. Ormai, non c'erano più dubbi: aspettava un figlio! La baronessa non avrebbe tardato ad accorgersene e occorreva prevenirla. Mille pensieri le giravano per la testa. Doveva assolutamente parlarne con Alberto. La notizia gliela diede in biblioteca.

Il barone non batté ciglio. Già dal mese precedente, non s'era fatto illusioni. Per lui, il vero problema era la moglie. Come darle la notizia, senza ferirla? Doveva, assolutamente, confidarsi con qualcuno! Doveva parlarne con qualcuno. Ma chi? Scartato il fattore, gli venne subito in mente don Raffaele, il parroco di Sant'Erasmo. Non era mai stato un bigotto, né, tanto meno, un mangiapreti. Contrariamente alla moglie, era sua abitudine frequentare la chiesa soltanto nelle feste comandate. Si! Il curato di Sant'Erasmo gli sembrò la persona giusta.

- Buongiorno, don Raffaele. Posso rubarvi un poco del vostro tempo? -
- Che dite, barone? Buongiorno a voi! In cosa posso esservi utile? Sono a vostra disposizione. Innanzi tutto, come sta la signora baronessa? -
- Bene, grazie. Lei è in via di ripresa. Sono io che ho bisogno di voi. Vorrei parlarvi, ma in forma molto riservata. -
- A vostra disposizione, barone. Venite, andiamo in canonica. Non ci disturberà nessuno e saremo più tranquilli. -

Uscirono sul sagrato della chiesa, l'attraversarono e salirono nella canonica. Il barone ne discese ben due ore dopo. Al momento del commiato, il curato impartì la benedizione al barone che, invece di prendere la via di casa, entrò in chiesa e accese un bel cero davanti alla statua di Sant'Erasmo.

Il barone disse proprio tutto al curato. Pur non essendo una confessione in piena regola, non volle omettere nulla. Il curato, a modo suo, capì la situazione; ma il barone era in stato di grave peccato mortale! L'eventuale assoluzione era consequenziale, oltre che del pentimento, anche dell'allontanamento della fonte del peccato. Quella santa donna della baronessa non meritava quell'oltraggio, ma, cristianamente, avrebbe capito e perdonato il marito.

- Barone, vi resta soltanto una cosa da fare: parlate con la signora baronessa e chiedetele perdono! In merito alla fanciulla, non so che dirvi. Sicuramente è posseduta da un demone maligno che, per tentare un brav'uomo come voi, assume sembianze di belle fanciulle. Con tutto il rispetto, caro barone, voi siete sempre debole e vulnerabile davanti agli attacchi di satana. La carne è debole! Sbarazzatevi della fonte del peccato, barone! Vade retro, satana! Il matrimonio è un sacramento sacro e indissolubile e la mancanza di figli non annulla la sacralità. Aspettate che la fanciulla partorisca; vi tenete il figlio, le assegnate una congrua dote e la rimandate a casa. Con la dote che le assegnerete, troverà facilmente un cafone che la sposerà. Ma, mi raccomando! Massima discrezione! Per il vostro buon nome, ma, innanzi tutto, per quella santa donna della baronessa. -

Quella del barone non fu una confessione in piena regola, ma solo uno sfogo, una confidenza con una persona fidata. Quasi uno sgravarsi della coscienza. Don Raffaele godeva spesso della munificenza della baronessa. Il segreto, dunque, era in buone mani, anche se il parroco non era vincolato dal segreto della confessione. Le sue parole erano state chiare e il barone prese la sua decisione. Da quel momento, Lucia smise di essere il centro dei suoi pensieri, per rimanere, finché possibile, solo quello delle sue voglie. Aspettava un figlio? Che aveva detto don Raffaele?

- Il figlio è vostro. La femmina è solo terreno di semina. Dio, nella sua infinita bontà, ha voluto redimerla con la maternità e Gesù l'ha nobilitata col matrimonio, ma resta sempre e soltanto terreno di semina. Tutto il resto è solo fonte di peccato. -

Lucia, senza nemmeno immaginare la tempesta che stava passando sul suo capo, continuò la vita di sempre. Anche se le mancavano quelle passionali notti d'amore, era serena. Almeno per il momento. La maternità incipiente aveva già iniziato la sua opera d'addolcimento. Certe asperità espressive divennero più rilassate, il sorriso più dolce. Era una mamma in attesa e lei già sognava i momenti di gioia con il figlio al seno.
Passarono, così, altre due settimane. L'inverno, ormai, aveva ceduto il passo alla primavera. I fianchi di Lucia s'erano leggermente arrotondati, mentre il petto cominciava ad inturgidirsi. Il barone capì a volo che la moglie non ci avrebbe messo molto ad accorgersi dello stato di Lucia. Bisognava escogitare una soluzione. Ed anche presto! L'idea gli balenò improvvisa.

Due mattine dopo, la baronessa non trovò più gli orecchini d'oro che, ogni sera, si toglieva e riponeva nel comodino. Anche Lucia prese parte alla ricerca dei due preziosi, ma tutto fu inutile. Il barone, tra il serio e il faceto, disse che doveva essere stata una gazza ladra. Avrebbe messo la tagliola e sarebbe caduta in trappola.
Trascorsero altri due giorni, senza novità sugli orecchini. Il barone, con molta discrezione, chiese ad una vecchia domestica se avesse avuto qualche sentore sulla fine degli orecchini. La baronessa e Lucia erano uscite per andare in chiesa e aveva tutto il tempo per mettere in atto il suo piano.

La domestica, quasi offesa, rispose che erano anni che "serviva in questa casa e non era mai sparito nulla."
- Signor barone, perché non guardate nella cameretta di Lucia. Lei è l'ultima arrivata nella casa e, grazie al vostro buon cuore e a quello della signora baronessa, si atteggia a nobildonna. Lo sanno tutti che il padre l'ha venduta per pochi ducati. -

Eh, sì! Il barone aveva visto giusto. L'invidia è una molla micidiale. Doveva solo ben gestirla e avrebbe raccolto degli "ottimi frutti". Per lui, uomo di corte, avvezzo a ben altri intrighi, quello era solo un gioco.
- Tu dici? Mi accompagneresti nelle stanze dei domestici per un giro di controllo?
- Perché no! - Rispose prontamente la domestica. - Anzi, possiamo iniziare dalla mia. -
- Dopo, dopo. Iniziamo dalla più vicina, proprio dalla cameretta di Lucia. -

Entrarono senza problemi e iniziarono la perquisizione. Il barone, non visto, c'era già stato qualche minuto prima. Innanzi tutto per nascondere gli orecchini. Ma, anche per controllare che non ci fosse qualche indizio compromettente per lui.

Quando si dice il caso! Fu proprio la domestica a ritrovare gli orecchini, nascosti in una piega del materasso. Il momento, apparentemente, fu imbarazzante, ma il barone tagliò corto:

- Andiamo via. Lascia pure gli orecchini dove sono e andiamo via. Mi raccomando, acqua in bocca con tutti, per il momento. Adesso ci penserò bene io. Tieni - porgendo alcune monete alla domestica - questi carlini per il tuo disturbo. -

- Grazie, signor barone. Voi siete veramente un buon uomo. Che Dio vi conservi. -
La domestica si allontanò. Il piano stava prendendo la giusta piega e al barone non restava altro che attendere il rientro della moglie e di Lucia.

 

 

Commenti (2)Add Comment
profnonno
...
scritto da profnonno, ottobre 02, 2009
Caro Michele, non credo che tu debba ancora continuare a celare la tua identità, dopo che questa estate sotto la Torre Cajetani di Maranola hai svelato di fronte a centinaia di persone il tuo vero nome. Ti prego inoltre di affrettare la pubblicazione del tuo appassionato romanzo, perchè se diluito troppo nel tempo si potrebbe perdere molto dell'effetto...sorpresa. Comunque sempre...complimenti.
libero
...
scritto da libero, ottobre 02, 2009
Caro Profnonno. Mi permetto di ricordarle una delle regole della netiquette. Regole che valgono come articoli di costituzione per quelli che come me chattano e non si limitano a commentare su blog e/o siti vari. Mi permetta gentile Prof. ma in questo contesto non avrei mai osato riferirmi ad "anonimo formiano" chiamandolo "Michele". Così si viola la privacy delle persone. Semplicemente facendo un nome proprio? E certo!! Non è che in Italia ci chiamiamo tutti Michele no? Non serve che io spieghi ulteriormente vero?
Salutissimi


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busy
Ultimo aggiornamento Martedì 20 Aprile 2010 15:23
 
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