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- bruno : bruno - - venerdi 10 settembre, replica della commedia "il Ca...valese", per i festeggiamenti in onore a Maria SS.di Castagneto.La commedia sarà presentata nella sala 8 del cinema multisala del mare, alle ore 21.00. mi compiaccio con il cast degli attori perchè i commenti degli spettatori sono molto lusighieri
- bruno : domani 5/9 alle ore 20,30 la compagnia teatrale "Il setaccio" presenterà la commedia in 2 atti di antonio forte "Il Ca...Valese"
- enzo : ho noyato che avete corretto un pò di difetti....complimenti!
- Public Relat : A partire da lunedì saranno pubblicati i comunicati stampa che vorrete cortesemente inviarci. Ci scusiamo per i Comunicati non pubblicati. Grazie
- Public Relat : @ tutti: Publicrelation è rientrato dalla ferie.
- Giuseppe : era tempo che non si leggeva di Tallerini è...bentornato
- Administrato : Grazie, ma speriamo di essere diventati oltre che belli anche più leggeri.
- Bingo Bongo : complimenti per la nuova veste grafica!
- admin : mario vai su skype
- publicrelati : @ bromarri : hai avuto la qualifica di "autore" ed ora puoi pubblicare le tue news seguendo la 2Guida" pubblicata in home page
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| La maledizione di Lucia. Capitolo Quarto. "Dramma nella notte" |
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| Notizie - Poesia e Narrativa | |||
| Scritto da Anonimo Formiano | |||
| Lunedì 17 Agosto 2009 09:36 | |||
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La maledizione di Lucia
Capitolo Quarto
![]() Dramma nella notte
La vita nella villa, dopo le feste natalizie, riprese il ritmo di sempre. Unica variante: la baronessa. A causa del freddo, usciva meno, ovviamente accompagnata dalla sempre più bella Lucia. Non andava più nemmeno in chiesa, a Santermo. Per i suoi quotidiani doveri religiosi, frequentava la vicina chiesetta di Santa Maria degli Angeli, posta sull'Appia, all'inizio della salita di Rialto, ma sempre nella tenuta della villa. Tra il rosario e la messa, vi restava quasi due ore. Lucia partecipava volentieri e la signora n'era contenta, anche se aveva notato la presenza, quasi costante, d'alcuni zerbinotti, che cercavano di attirare l'attenzione della fanciulla. Solo occhiate assassine e qualche timido segno di saluto, mai ricambiati da Lucia. La fanciulla dimostrava chiaramente di non gradire quelle attenzioni. L'atteggiamento non sfuggì alla baronessa, sempre più contenta dell'encomiabile morigeratezza e giusto riserbo di Lucia. Parlando con qualche amica, s'era anche fatto scappare che, per lei, Lucia ormai era come una figlia. E ne rimarcava l'attaccamento: - Mai potete immaginare con quanta sollecitudine la sera mi rimbocca le coperte e mi bacia, prima di ritirarsi nella sua cameretta. Il buon Dio non ha voluto che avessi figli viventi, però mi ha mandato Lucia che, dopo mio marito, è senza dubbio la persona che mi vuole più bene. Ne ho già parlato con Alberto. Le procureremo una buona dote e, se Dio vorrà, un buon marito devoto. La fanciulla è sana e, sicuramente, metterà al mondo tanti bei bambini. - Si, la vita nella villa sembrava scorrere come sempre. Forse un occhio più attento e malizioso avrebbe notato delle variazioni, sia nel barone, che in Lucia. Ma, la baronessa non era fornita di grande malizia. Anzi, ne era del tutto sprovvista. O, quasi! Forse la sua fu solamente una scelta di comodo; ma come non accorgersi che il marito la tradiva in continuazione? Mistero! Com'è possibile che non abbia mai notato che Lucia, quando entrava il barone, si alzava ed andava a salutarlo con molto più calore? Lui la prendeva per le spalle e le stampava un innocente bacio sulle guance. Oh, Dio! L'avrebbe fatto un qualsiasi buon padre. Ma, il barone, non era il padre della fanciulla! Com'è possibile che non abbia mai notato che, sempre il barone, veniva più spesso a trovarla? Prima, poteva trascorrere anche delle settimane senza vederlo. Adesso, quando non era a Napoli, veniva tutti i giorni; anche più volte nella stessa giornata. Com'è possibile che non abbia mai notato che, il barone, da ogni viaggio, portava sempre un pensierino per Lucia? Pensierini innocenti, ma pur sempre attenzioni, delle quali lei non era mai stata oggetto. Come non accorgersi che la fanciulla, ormai, era diventata donna? Domande, solo domande. Nessuna risposta! - Quando si vuol bene veramente, non occorre parlare. Lucia mi vuole bene come ad una madre ed io le voglio bene come ad una figlia. - Era la sua spiegazione. Ogni sera, Lucia vegliava al capezzale della baronessa. Recitava con lei le preghiere della sera e, dopo averle sistemato ben bene le coltri, le dava un amorevole bacio sulla fronte. - Buona notte, signora baronessa. Dormite bene e state tranquilla. Se avete bisogno di me, non vi fate scrupoli, suonate pure il campanello. Un attimo e sarò da voi. - E lasciava la baronessa per raggiungere la sua cameretta, dove il barone aveva fatto installare un campanello, azionato, mediante tirante, direttamente dalla stanza da letto della moglie. Qualche giorno dopo, approfittando dell'assenza della moglie, chiamò il fido Sebastiano e fece prolungare il tirante, dalla cameretta di Lucia fino alla sua camera. - Lucia, per quanto giudiziosa, è sempre una fanciulla. I giovani, si sa, hanno il sonno pesante. Meglio che senta anch'io. Non si sa mai. Voglio stare tranquillo. Ovviamente è superfluo raccomandarti la massima discrezione. Non voglio che la baronessa si faccia scrupolo di chiamarmi nel bel mezzo della notte. - Una spiegazione che, ad onor del vero, dava al barone maggiori meriti. La sua premura per la moglie, nonostante le arcinote scappatelle, era scontata. Questo pensiero la ribadiva. Nessuno poteva immaginare, però, che la signora, nel corso della notte, sarebbe potuta anche morire, non svegliarsi. Una buona porzione di laudano, quella regolarmente prescritta dal medico, era puntualmente somministrata da Lucia, per ordine del barone. In poco meno di una decina di minuti, la baronessa piombava in un sonno profondo. Lucia ritornava da lei, provava a scuoterla leggermente e, accertatasi che dormisse realmente, ritornava sui suoi passi. Ma non entrava nella sua cameretta! Proseguiva lungo il ballatoio ed entrava nella stanza da letto del barone. Così ogni sera, da quel famoso giorno della Befana. La scena era sempre la stessa. Il barone l'aspettava con impazienza dietro la porta. Appena Lucia la varcava, lui chiudeva la porta e attirava a se la fanciulla, riempiendola di baci. Avevano preso l'abitudine di indossare solo, e soltanto, una lunga vestaglia da camera, che si sfilava in un attimo, lasciandoli completamente nudi, in una stanza illuminata e riscaldata soltanto dal camino acceso. Ogni notte era uguale alla precedente, ma ogni notte aveva il suo fascino. Lucia era una splendida amante e il barone, un ottimo istruttore. Le insegnò tutti i recessi del piacere e, in poco tempo, fu lei a dirigere il gioco. Il freddo dell'inverno, stemperato dal camino, e il calore delle coltri resero ancora più intenso il godimento degli amplessi. Il barone, ormai prigioniero della vitalità e femminilità di Lucia, non poteva più farne a meno. Dopo ogni incontro, Lucia sarebbe dovuta rientrare nella sua cameretta, ma il barone, dopo quelle tempeste di sensi, non voleva dormire da solo. L'aveva fatto per tanti anni! Ma adesso aveva una donna, cui voleva un bene immenso. Voleva sentire il contatto continuo con quel corpo così giovane, ma anche così armonioso. E, così, Lucia restò anche a dormire col barone. - Una cosa è importante, amore mio. Quando siamo soli, chiamami Alberto. Ma, attenta! In altri momenti, fuori di questa stanza, anche se siamo soli, chiamami sempre "signor barone". Capisci, Lucia? - - Ho capito, Alberto. Il nostro amore deve rimanere segreto. - - Si. Deve essere il nostro segreto. Fino alla fine. Io ti vorrò sempre bene e penserò a te. Nessun altro uomo dovrà nemmeno sfiorare la tua pelle. Ti prometto che, a morte della baronessa, tu prenderai il suo posto. Sai benissimo che amo essere di parola. - Così, notte dopo notte, il loro amore non ebbe soste. Per Lucia non fu fatica recitare con la baronessa la parte della figlia devota. Ormai la sua fanciullezza era solo una facciata. Era donna! Non solo di corpo, anche di cervello. Il primo campanello d'allarme suonò verso la fine di Febbraio del 60. La baronessa, come ogni buona madre coscienziosa, controllava i flussi mestruali di entrambe. Era l'insegnamento ricevuto da sua madre che, a sua volta, l'aveva appreso dalla sua. E così via. Anche se non era la vera madre della fanciulla, si sentiva tale e non perdeva occasione per insegnarle certi comportamenti e certe attenzioni. Lucia ascoltava e sorrideva al pensiero che, la baronessa, con parole velate, la mettesse in guardia su argomenti che, ormai, per lei non erano più una novità. Lucia avrebbe dovuto avere le sue regole, ma erano trascorsi già cinque giorni e non era successo un bel nulla. La baronessa decise di rivolgerle la domanda diretta: - Lucia, questo mese le tue regole sono in ritardo. Potrebbe anche essere un fatto normale. Sei giovane, ancora agli inizi e il tuo ciclo non s'è ancora stabilizzato. Non è che le hai avute e non me ne sono accorta? D'altronde, con tutto il tempo che trascorro a letto. - Lucia avvampò, mentre un brivido gelido le percorse la schiena. La baronessa le aveva spiegato la funzione del ciclo mestruale. Ciò non di meno, rispose con molta noncuranza: - Non so che rispondere, signora baronessa. Forse è come dite voi. Aspettiamo il mese prossimo. - La sua voce sonò calma, ma il cervello era in pieno subbuglio. Sentì come un macigno caderle addosso e cominciò a pregare perché quel ritardo fosse solo un "salto" di ciclo. Ma il pensiero restò. Doveva assolutamente vedere Alberto e non vedeva l'ora che annottasse. Quella sera ripeté il solito rituale con la baronessa. Poi andò nella camera del barone. Questi l'aspettava, come il solito. Rimase perplesso quando, tolta la vestaglia a Lucia, s'accorse che era ancora vestita. - Che succede, amore? Perché sei ancora vestita? Non vuoi più fare l'amore col tuo adorato Bertuccio? - - Questo mese ho saltato le mie regole! - Il barone rimase come folgorato. La notizia, che in altri momenti e in altra situazione, lo avrebbe reso pazzo di gioia, in questo momento gli arrivò come una frustata. - Dio mio! Ma, sei certa? - Lucia non rispose, annuì soltanto. Nella stanza in penombra calò un silenzio irreale, rotto soltanto dallo scoppiettio della legna, che bruciava nel caminetto. Il barone si scostò da Lucia ed accese il lume. Era la prima volta che si trovavano in quella stanza non più al buio quasi totale. Restarono in silenzio per diversi minuti. Il barone, ritto davanti al camino, fu assalito da un turbinio di pensieri. "Dio mio! E' incinta! Incinta. Ma, un momento! Questa donna non è mia moglie, che non deve avere gravidanze. Questa è Lucia, la mia Lucia, sana come un pesce." Dopo questo rilassante pensiero, il barone ruppe il silenzio. - Vieni a letto, Lucia, parliamone. Forse il diavolo è meno brutto di quanto si dipinge. Ricominciamo dall'inizio. Quando te ne sei accorta? - - Io non ci ho badato. E' stata tua moglie a farmelo notare. Lei porta i conti sull'almanacco. Ogni mese segna la cadenza del ciclo con due crocette, una per lei, e l'altra per me. Questa mattina me lo ha chiesto ed io non ho saputo rispondere. Berto, che succederà adesso? - - Nulla, Lucia! Nulla, amore mio. Intanto aspettiamo il prossimo ciclo. Può darsi che sia solo un salto accidentale. Chi lo sa? Hai fiducia in me? Bene, vedrai che le cose si aggiusteranno. Adesso, anche se la notizia mi ha preso alla sprovvista, posso solo dirti che, se sarà vera, farai di me l'uomo più felice del mondo. - - Berto, anch'io ti voglio bene e l'idea di darti un figlio mi riempie di gioia e d'orgoglio, ma non pensi al dolore della baronessa? - - Certo, Lucia. Certo. Certo! Lei sa anche che non potrà mai darmi un figlio ed io non voglio morire senza stringere tra le braccia un figlio mio. - - Ma questo, se dovesse essere vero, sarà anche figlio mio? - - Oh, Lucia, amore mio! Certo che sarà anche figlio tuo. Anzi, è figlio tuo. Anche mio, però! Spero solo che sia maschio, bello e sano come te! - Di nuovo il silenzio ricadde fra i due. Il barone le prese la mano e la portò alle labbra. In altri momenti era stato il segnale che aveva goduto l'amore che lei gli dava. Ma adesso che voleva dire quel gesto? Fu Lucia a rompere il silenzio. - Berto! - Fece una piccola pausa, poi riprese. - E se non fosse maschio? - La risata del barone fu spontanea e contagiosa. Rise anche Lucia e la tensione si dileguò, come nebbia al sole. - Piccola mia, unica gioia della mia vita, che vuoi che m'importi? Non vorrai mica fare un sol figlio? Tua madre ne ha partorito nove. Per me puoi farne anche dieci, saranno sempre i miei figli adorati. Almeno uno, sarà maschio? Ti amo, gioia mia, ti amo e voglio morire fra le tue braccia. - - Ti prego, Berto, non scherzare. Tu non devi morire. Sei la mia vita ed io ti sto dando una vita. Devi conservarti per tutti noi ancora per cent'anni. - Il barone l'attrasse a se e le diede un bacio tanto appassionato da farlo meravigliare. L'amore di Lucia gli stava riempiendo la vita e quel figlio, che sicuramente già era sbocciato nel suo grembo, era il frutto di quest'amore. - Ti amo, Lucia, ti amo. Solo Dio potrà separarci. Te lo giuro solennemente su quel mio figlio che porti in grembo. - Quella sera fecero l'amore con una nuova passione. Non più selvaggia, non più sfrenata. Si amarono con molta dolcezza e il sonno li colse con altrettanta dolcezza. Si svegliarono di soprassalto. Il suono della campanella rimbombò nella stanza. La baronessa stava chiamando! Lucia, infilata rapidamente la vestaglia sul corpo nudo, la raggiunse in un attimo. Appena entrò nella camera, diede un urlo. La baronessa era riversa sul cuscino, col corpo a metà fuori del letto, come se avesse tentato di scendere. Il braccio, proteso, era ancora attaccato alla sciarpa della campanella. Lucia si precipitò al capezzale e il barone comparve subito alle sue spalle. La baronessa aveva avuto un altro dei suoi collassi. Ormai erano pratici e non occorrevano disposizioni; ognuno sapeva cosa fare e come comportarsi. Lucia andò subito a prendere i sali, mentre il barone cercava di rianimare la moglie. - Lucia, vai a svegliare Sebastiano e digli di chiamare il medico. Svelta! Fa presto! Questo collasso non mi sembra come gli altri! - Non ci fu bisogno di svegliare Sebastiano. Per il frastuono, tutta la servitù era già in piedi. Il barone, imperturbabile, ma solo apparentemente, disse di pregare per la signora. Così, l'attesa del medico si trasformò in un sommesso biascicare di preghiere. Ci volle una buona mezz'ora, prima che Sebastiano tornasse col medico, alquanto infastidito per la levataccia. Conosceva la strada e si avviò direttamente verso la stanza da letto della baronessa. La trovò adagiata sul letto, il volto emaciato di una persona disfatta. Questo fu il quadro che gli si presentò. La visita fu lunga e meticolosa. Il barone, con un'atterrita Lucia accanto, non si allontanò un attimo e seguì in silenzio, ma con attenzione, la visita del medico. - Bene, bene! Signora baronessa, signor barone, tutto a posto. La signora baronessa ha solo bisogno di riposo e di sole. Mi rendo conto che non è la stagione adatta, ma... un poco di sole... Mi raccomando, signora baronessa, seguite il mio consiglio. Vedrete. Di questa notte resterà solo un brutto ricordo. Mi stia bene. Ci vediamo alla fine della prossima settimana. - Il medico, raccolte le sue cose, chiuse la borsa e uscì, seguito dal barone. Scesero nel piano terra ed entrarono nella biblioteca. - Signor barone, mi scusi la franchezza, ma il problema è più serio di quanto pensassi. Lei mi capirà, non ho voluto parlare alla presenza della signora baronessa, ma adesso devo essere esplicito. La signora baronessa versa in un grave stato di debilitazione. Continuando di questo passo, dubito che supererà un altro collasso. In più, la bottiglia di laudano, che lasciai l'altra volta, è quasi completamente vuota. Chi lo ha usato? - - Capisco, dottore. Come voi ben sapete, mia moglie soffre spesso di dolori lancinanti che non la lasciano nemmeno dormire. Ne ha preso un mezzo cucchiaio a sera. - - E questo è stato una fortuna. Una dose maggiore e, in questo momento, avremmo parlato del funerale della signora baronessa. Sospendete immediatamente ogni somministrazione di laudano e fatele bere una corroborante tazza di camomilla. Prima, però, datele una buona tazza di latte caldo, addolcito col miele. Si rimetterà presto. Poi, a vostra discrezione, potrete anche prendere in considerazione una lunga vacanza in Sicilia. Buonanotte, signor barone. - L'autorità del barone era indiscussa e quasi inattaccabile, ma le parole del medico furono chiare. "Qualcuno" stava lentamente avvelenando la baronessa! Decisamente una notte da incubo! Prima la presunta, anzi, quasi certa gravidanza di Lucia. Ora il presunto, anzi, quasi certo tentativo d'avvelenamento della moglie, inconsciamente architettato da lui e messo in atto dall'incolpevole Lucia. C'erano tutti i presupposti per una bella condanna al bagno penale. "Devo trovare il modo di parlare con Lucia. E, anche presto." Fu il suo unico pensiero.
Lucia non vide il barone per un paio di giorni. La baronessa continuò la sua ripresa, facilitata dalla mancata somministrazione del laudano, e la volle sempre vicino. Spesso, mano nella mano, come se la linfa giovane di Lucia potesse trasferirsi in lei.
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| Ultimo aggiornamento Martedì 20 Aprile 2010 15:22 |
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