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| La maledizione di Lucia. Capitolo Terzo. "Lucia" |
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| Notizie - Poesia e Narrativa | |||
| Scritto da Anonimo Formiano | |||
| Domenica 26 Luglio 2009 09:01 | |||
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La maledizione di Lucia
Capitolo Terzo
![]() "LUCIA"
L'indomani il barone non si presentò. Mandò il fattore con altri dieci ducati. Lucia, dopo un lungo abbraccio con la madre, salì sul calesse trainato da una fumante pariglia di bianconi. Si aggiustò con cura la coperta sopra le gambe, poi gettò uno sguardo verso la casupola. Non l'avrebbe più rivista. Come non avrebbe più rivisto la sua famiglia.
Lucia si adattò subito alla compagnia della signora baronessa. Temprata dalla dura vita in seno alla sua famiglia, con una madre continuamente incinta, Lucia aveva acquisito una maturità precoce. La vita nella villa, con tutte le sue comodità, le sembrò un sogno. I fratellini, i genitori, la casupola, la vallata di Piroli, le pecore, tutto cosi lontano.
Furono, però, due le cose che destarono particolarmente la sua meraviglia: una cameretta tutta per lei, con un enorme specchio per l'intera persona, e la vasca da bagno. Nella casupola di Piroli ci si lavava strofinandosi con uno straccio bagnato nell'acqua fredda, che lei attingeva tutti i giorni da una fonte vicina. L'acqua calda era riservata solo ai piccoli. Lo specchio, poi, uno striminzito rettangolo acquistato alcuni anni addietro alla fiera di Sant'Erasmo, era usato con estrema attenzione. Guai a romperlo! Sette anni di guai per la famiglia! Superstizione a parte, ricomprarlo avrebbe costituito un salasso economico non indifferente.
Per Lucia tutto era novità. Ma era dotata di una spiccata intelligenza e di grande ricettività. Lucia risvegliò nella baronessa quella condizione mai soddisfatta: la maternità! La baronessa si rivelò una madre premurosa e accettò Lucia come quella figlia sempre desiderata, mai avuta. Il barone era stato di parola e Lucia gli era grata. Con l'amorevole guida della baronessa, non le ci volle molto per imparare, innanzi tutto, a curare la sua persona. In pochi giorni, la crisalide divenne una splendida farfalla. Sempre insieme alla baronessa, con lei usciva per gli acquisti, con lei andava in chiesa e nelle visite.
La stupenda, armoniosa e slanciata figura di Lucia, squisitamente e splendidamente femminile, messa in risalto dai costosi abiti dismessi dalla baronessa, opportunamente allungati, non passò inosservata. Alta, oltre la media, aveva il naturale portamento della signora. Nessuno, vedendola, poteva pensare che, solo qualche settimana prima, era vissuta in una casupola di Piroli, pascolando pecore. I cambiamenti avvennero da un giorno all'altro, a vista d'occhio, e, grazie alla sua spiccata intelligenza, Lucia stava imparando anche a leggere.
Il cambiamento avvenne anche nella baronessa. Pur continuando la vita di sempre, Lucia le risvegliò altre motivazioni, altri interessi, il sorriso, la gioia di vivere. Lucia "era" sua figlia e lei n'era "madre" orgogliosa.
- La cicogna deve aver sbagliato indirizzo, quando è nata Lucia. Appena la vedrai, capirai il perché. - Era stato il commento del barone, nel prospettare alla moglie la possibilità di una giovanissima dama di compagnia. Con lui sempre fuori per affari, Lucia sarebbe stata un sollievo per la sua solitudine. Quando Lucia entrò in casa, la baronessa concordò pienamente col giudizio del marito.
Il barone, i primi tempi, non si fece vedere molto. Il 1859 era stato un anno di grandi cambiamenti a corte. Prima la morte di Ferdinando II e l'ascesa al trono del figlio Francesco II, poi quegli strani movimenti di piazza, sui quali soffiava il vento espansionistico della politica piemontese, gabbata per "liberazione" e "unità nazionale". Il barone era continuamente fuori, un giorno a Napoli, l'altro a Caserta.
In più c'era l'impegno militare. Era pur sempre un maggiore del Reggimento Dragoni ed aveva il comando del presidio di guardia nella villa Caposele, che ormai poteva considerarsi reale a tutti gli effetti. Francesco II, purtroppo, non aveva la tempra e il polso del padre, ma nemmeno era un inetto. Era solo il Re sbagliato, nel momento sbagliato. Legatissimo alla memoria della madre, Maria Cristina di Savoia, sorella di Carlo Alberto, Francesco II fu un autentico galantuomo, completamente scevro di quella spregiudicatezza, tipica delle varie Corti europee e, in modo particolare, del cugino Vittorio Emanuele II, re di Sardegna. Intorno a lui, Francesco II aveva bisogno delle forze più sincere e devote del Regno, ma anche dotate di quella spregiudicatezza, a lui poco congeniale. E il barone Alberto, Ferdinando, Carlo Manzano della Torretta era sicuramente tra queste.
Intorno ai cinquanta, aveva un fisico prestante e un aspetto giovanile. Sempre ben rasato, sempre in ordine, senza affettazione, le sue apparizioni nei salotti mondani non passavano inosservate. Le signore se lo divoravano cogli occhi e lui non si faceva scrupoli. Dotato di un fascino rude, aveva intessuto relazioni con tante di quelle signore, da perderne il conto. Adesso il suo cuore stava subendo l'attacco, seppur involontario, della stupenda Lucia, che aveva portato nella sua casa un vento di gioventù. Più che la moglie, stava coinvolgendo lui in modo particolare.
Tutto ebbe inizio la mattina di Natale del 1859. Il barone aveva portato dei fiori per sua moglie e, d'accordo con lei, anche un regalo per Lucia: un bel corpetto, tipo bolero, che metteva in risalto, in modo conturbante, le perfette curve del suo seno.
- E' per te, Lucia. Questo piccolo pensiero, insieme al Buon Natale, da noi due, per ringraziarti della tua devozione. Spero ti stia bene. - La baronessa, commossa dalla gioia di Lucia, l'aiutò ad indossarlo, poi la condusse davanti allo specchio grande della sua stanza da letto. Il barone, pur restando sulla soglia, poté vedere tutta la gioia della fanciulla.
- Grazie, signora baronessa, di vero cuore. Grazie signor barone. E' il primo regalo della mia vita. - Prima baciò la baronessa, poi, sollevando leggermente le vesti con grazia, attraversò la stanza e corse ad abbracciare il barone. Fu un gesto istintivo, dettato dalla gioia dell'inatteso regalo, ma il contatto con quel giovane corpo diede al barone un'emozione intensa, che non provava, ormai, da troppo tempo. Le donne gli si concedevano facilmente, ma restava sempre e solo un rapporto di sensi, con relativo scambio di pruriti. Adesso - e questo, in un certo qual modo, lo meravigliava - sentiva l'amore, quello vero! Avrebbe voluto non staccarsi mai da Lucia, ma c'era la moglie vicino e certi sentimenti non si nascondono facilmente. Con fare brusco, il barone allontanò la fanciulla e quasi scappò via.
Trascorsero solo due giorni. Questa volta fu il fato a dargli una mano. La baronessa ebbe un collasso improvviso. Lucia corse a chiamarlo e rifecero insieme le scale. Lei, un paio di gradini avanti a lui. Inciampando sulla gonna, avrebbe ruzzolato le scale, se il barone non l'avesse afferrata. Gli rovinò letteralmente addosso e si trovò stretta tra le sue robuste braccia. Questa volta, per il barone, non fu un abbraccio casto e fugace. Con le braccia intorno alla vita di Lucia, sentì chiaramente i seni fra le sue mani. Sentì il profumo dei suoi capelli.
Fu solo un attimo di stordimento.
- Ti sei fatta male? - Le chiese con voce roca, sempre tenendola abbracciata. - No, signor barone. Perdonatemi, ma sono inciampata. - Entrando nella stanza da letto della moglie, lui le cedé il passo. Era la prima volta. Fu un gesto istintivo? Lucia andò direttamente presso la baronessa, riversa sul letto. Il volto, bianco ed emaciato della baronessa, le mise paura ed ebbe un attimo di titubanza. Ma intervenne il barone, in modo deciso.
- Presto, va a prendere i sali nel bagno, mentre le slaccio il busto. - Più che una richiesta, fu un ordine. Lucia, dopo un attimo d'incertezza, si riscosse e corse nel bagno, mentre il barone già slacciava il rigido corpetto della moglie. Con grande meraviglia si accorse che la moglie aveva il seno stretto con una fascia, come fosse un cilicio. Tolta quella fasciatura, la baronessa, con gran sollievo della preoccupata Lucia, cominciò a dare segni di ripresa, pur restando in uno stato di torpore ed incoscienza.
- Non porterai anche tu i seni stretti in questo modo? - La domanda del barone colse Lucia, ancora stravolta dall'accaduto, di sorpresa.
- No, signor barone. - - Vorrei crederti, ma ... Vieni qua, fammi vedere! - La richiesta, anzi l'ordine quasi brusco e perentorio del barone, le suonò strano, ma la pianta della malizia ancora non era cresciuta in lei. Con Lucia ancora interdetta dall'avvenimento e la baronessa nel suo stato d'incoscienza, il barone afferrò la fanciulla per la vita, cingendola con un braccio. Fu un'azione talmente rapida che Lucia non ebbe nemmeno il tempo di capire cosa le stesse succedendo. In un attimo il barone, le aprì la camicia e "sbocciarono" due seni splendidi e perfetti.
L'effetto fu sconvolgente. Il barone restò un attimo a fissarli come incantato, poi cominciò a carezzarli. Prima uno. Poi l'altro. Depose un caldo bacio su entrambi. Prima su un capezzolo, poi sull'altro. La lasciò giusto in tempo! La baronessa stava riprendendosi. Emise un flebile gemito, mentre Lucia, ancora con la camicia aperta, scappava nella sua stanza per ricomporsi. Già le carezze le avevano prodotto una strana, ma piacevole sensazione; ma quel bacio sui capezzoli...poi! Per la prima volta, nella sua vita, aveva avvertito le vibrazioni dell'amore. Nel chiuso della sua stanza, rivisse quel momento magico e sentì, in modo prepotente, il desiderio del barone. Si sistemò e torno indietro.
Al rientro nella stanza della baronessa, lo trovò seduto sul letto, accanto alla moglie. Le teneva e carezzava le mani teneramente. Lucia entrò in silenzio e andò a sedersi all'altro lato del letto. Aveva ancora il cuore in subbuglio e sentiva il viso in fiamme, ma la baronessa, stordita dal collasso, non s'accorse di nulla.
Passarono altri giorni. La villa era in pieno fermento per la festa di fine anno. Il barone si vedeva poco in giro e, quando era in casa, era sempre vicino alla moglie. Lucia non riusciva a capire cosa le stesse succedendo. Le sensazioni provate quel giorno, le riviveva di continuo. Le sembrava di sentire ancora la mano del barone. Ma il ricordo di quei due baci sui capezzoli le dava una gradevole sensazione di benessere, mentre un piacevole brivido la faceva vibrare tutta. Erano sensazioni mai provate, che le davano uno strano stato di malinconica beatitudine.
La baronessa, sempre attenta agli umori della giovane che, ormai, considerava come una figlia, aveva notato la cosa, ma pensò che fosse nostalgia per la famiglia lontana. Nostalgia che, durante le feste natalizie, può diventare struggente, quasi palpabile. Stava pensando di chiedere al marito di riportare Lucia dai suoi, almeno per un giorno. Magari proprio il giorno dell'Epifania. Così poteva portare delle leccornie per i fratellini.
Ma il fato aveva deciso diversamente. Per la notte di fine d'anno, il fattore aveva preparato una batteria di fuochi artificiali, lungo la scogliera prospiciente la villa Caposele. A mezzanotte in punto, il barone sonò dodici rintocchi con la campana della cappella privata. Al dodicesimo, il fattore fece brillare i primi fuochi artificiali.
Il barone, la baronessa, Lucia e parte della servitù, godettero lo spettacolo dall'ampio terrazzo. Per Lucia fu un'altra emozione. Aveva sentito gli spari dei petardi, quando, con la famiglia, andava alla processione di Sant'Erasmo, ma erano solo rumore e fumo. Questi, invece, con una bella policromia di colori, disegnavano stupendi arabeschi luminosi nel cielo scuro. Il barone, prima baciò la moglie, augurandole un buon anno, poi attirò Lucia e, complice il buio e la confusione del momento, la baciò sulla bocca. Ancora una volta il corpo di Lucia fu percorso da un forte tremito. Ancora una volta sentì il cuore in subbuglio e il viso in fiamme. Ancora una volta quell'uomo la fece vibrare in ogni recesso del suo corpo. Ancora una volta non riuscì a capire cosa le stesse succedendo.
Pensò di parlarne con la baronessa, la mattina dopo, ma le continue visite d'amici e dipendenti, che venivano a porgere gli auguri, la distolsero dal proposito.
Il barone, ormai, completamente stregato da quella fanciulla, non perdeva occasione per cercarla e toccarla. La preventivata visita ai parenti di Lucia, in occasione della Befana, svanì per un'altra indisposizione della baronessa e lei rimase sempre al suo capezzale, spesso anche di notte. Unici momenti di libertà, quando la baronessa riposava. Fu durante uno di questi riposi, che per Lucia arrivò la Befana, travestita da barone Alberto Manzano della Torretta! Fu proprio la Befana il Galeotto che spalancò le porte dell'amore tra Lucia Santarelli e il barone Alberto Manzano della Torretta.
Il barone aveva acquistato a Napoli un bel paio di calze di seta, provenienti da Parigi. Erano una rarità, ma per il barone dovevano essere solo il mezzo per raggiungere lo scopo. Un sol pensiero lo rodeva, come un tarlo: possedere quella fanciulla.
Quella mattina della Befana, dopo un'abbondante dose di laudano, somministrato dal medico, la baronessa si addormentò. Il medico si era raccomandato:
- Tenete tutto all'oscuro e in silenzio. La signora baronessa ha bisogno d'assoluto riposo e non va disturbata. Passerò ogni giorno per un controllo. - Lucia chiuse tutti gli scuri e, per non fare rumore, si tolse le scarpe. Poi, sempre tenendole in mano, scese nel salone sottostante. Il barone stava leggendo un libro.
All'apparire di Lucia, distolse gli occhi dalla lettura e le sorrise.
- Che fai scalza? - - Signor barone, le ho tolte per non fare rumore. Adesso le metto. - - Aspetta, aspetta. Prima voglio mostrarti qualcosa. Vieni. - Andò nella sua stanza da letto, seguito da Lucia che, però, si fermò sulla soglia. Il barone la invitò ad entrare e Lucia, tranquilla, lo raggiunse. Il barone aveva un paio di calze in mano.
- Vieni, entra. Siedi sul letto e proviamole. Se non vanno bene, la prossima volta che torno a Napoli le faccio cambiare. -
Con molta calma le sollevò la gonna oltre le ginocchia. Fu un gesto che Lucia non s'aspettava. Provò un poco d'imbarazzo, ma non si mosse, mentre il barone cominciò a sfilarle le spesse calze che indossava. Anche queste erano un regalo della baronessa ed erano belle, ma quelle del barone erano bellissime. E poi, erano così morbide al tatto! Intanto il barone, prima una calza, poi l'altra, le denudò le gambe, le più belle fra tutte quelle viste e carezzate.
Lucia risentì quel piacevole brivido lungo la schiena e le sembrò che, oltre al viso, tutto il corpo le stesse andando a fuoco. Il respiro divenne più veloce, quasi affannoso, e il petto, già inturgidito, sembrò uscirle dal corpetto. Intorno a lei non vide più nulla; le sembrò che anche la stanza fosse sparita e che lei stesse volando. Le mani del barone, che carezzavano le sue morbide e levigate cosce, mentre infilavano le belle calze di seta di Parigi, sembravano due sorgenti di calore. Ad un certo punto il barone si fermò.
- Così non va, Lucia. Devo togliere queste ingombranti mutande, altrimenti non posso legare la giarrettiera e le calze ti scenderanno giù. -
La giovinetta, stordita dal piacere che stava provando, non disse una parola. Il barone le abbassò e tolse l'indumento intimo e riprese ad infilarle le calze. Quando le mani del barone le sfiorarono l'inguine, Lucia provò un piacere ancora più intenso, il più intenso mai provato fino allora. Cominciò a vibrare tutta. Piacevoli vampate di calore le corsero per il corpo, profondi brividi di piacere le procurarono un'incontrollata esplosione di sensi. Il barone, da uomo esperto, concentrò tutta l'attenzione sul punto più delicato di Lucia, già bagnato dagli umori del piacere, mentre, un capo dopo l'altro, la denudava completamente. Gli occhi socchiusi, il cervello fluttuante nella nebbia dei sensi, il corpo completamente rilassato, Lucia non oppose alcuna resistenza. Stava vivendo inconsciamente il momento più bello per una donna. Davanti a quel corpo, completamente denudato, il barone ebbe un attimo di titubanza. Quella stupenda fanciulla, che l'aveva stregato sin dal primo istante, stava per dargli la più bella prova d'amore che una donna può dare all'uomo. Quel corpo così giovane, così perfetto ed invitante, era davanti a lui, senza altre difese. In un attimo, si tolse la vestaglia e, cancellati gli ultimi scrupoli, colse quel fiore. Lucia avvertì solo come un leggero pizzicotto nel basso ventre, poi l'uragano di sensi si scatenò e fu un amore travolgente e passionale. Quante volte fecero l'amore? Il barone mise a frutto tutta la sua esperienza, ma ebbe anche l'accortezza di muoversi con molta dolcezza. I mugolii di Lucia divennero sempre più intensi e le vibrazioni del suo corpo perfetto diedero al barone un piacere immenso. Sentiva di amare seriamente. Questa non era la solita storiella con relativo regalo della dote. Questa fanciulla, con la sua giovinezza, la sua bellezza, ma anche con la sua prorompente e naturale femminilità, lo stava riportando indietro negli anni. Il barone Alberto della Torretta, dignitario di corte, ormai cinquantenne, sposato, ma senza figli, si scoprì innamorato di Lucia Santarelli, giovane pastorella di Piroli di cui, poco meno di due mesi prima, nemmeno conosceva l‘esistenza. Per la prima volta, dopo tanti anni, stava godendo il piacere dell'amore e non del solo possesso. Giacquero abbracciati per diverso tempo. Il barone, cosa che non capitava da tantissimo tempo, uscì dall'amplesso completamente appagato. E non solo nel fisico! Si ritrovò in uno stato di tale beatitudine, da non volersi alzare. Sentiva il calore di Lucia, il tremore del suo corpo. Per un attimo ebbe il dubbio di non essere sveglio. Non solo aveva fatto l'amore, ma n'aveva toccato le cime più sublimi. Guardò Lucia, pensò alla moglie. Certo, voleva bene alla moglie. A modo suo, la rispettava pure, ma non dimenticava che il loro era un matrimonio imperfetto. Che la moglie, nei loro rapporti, si concedeva solo per il dovere finalizzato alla procreazione. Poi, venuto meno lo scopo del matrimonio, si era chiusa nella preghiera e nella penitenza. La stretta fascia con cui mortificava i suoi seni, la diceva lunga. Adesso era tutto diverso. Aveva fatto l'amore con Lucia con trasporto. E stava godendo nel vedere quel dolce viso di fanciulla illuminato dall'amore. Mai aveva visto quello della moglie così radioso, neanche dopo i loro sporadici rapporti matrimoniali. Per non parlare di quelli delle altre donne! Ma ciò che lo sorprese maggiormente fu la decisione di non far sapere nulla al fido Sebastiano. Lucia non era la servetta che si concede al padrone. "Se la baronessa dovesse morire, Lucia diverrà mia moglie!" Fu il suo pensiero. Si riscosse pian piano e, rimessasi la vestaglia, ritornò in salotto, lasciando Lucia, completamente nuda, a crogiolarsi nel letto, con i sensi ancora attutiti dal piacere. Rimanendo in quel letto, le sembrò di prolungarlo. Si sfiorò i seni ancora turgidi, i bei fianchi, la sua natura per la prima volta violata, ma non oltraggiata. Sentiva il corpo del barone ancora accanto al suo. Pian piano, il grosso respiro, che le gonfiava il petto, si affievolì. Il languore che l'aveva avvolta si attenuò e uscì dalle coltri ancora calde. Avrebbe voluto fare un bagno, ma occorreva scaldare l'acqua e c'era il pericolo che la baronessa potesse svegliarsi. In più, l'aveva fatto proprio quella mattina! Rifarlo dopo poche ore avrebbe provocato domande. Per la prima volta ragionò da donna e si rivestì. Avrebbe tenuto addosso l'odore del barone il più a lungo possibile! Si vesti con calma voluttuosa e, sempre senza infilare le scarpe, andò nella stanza da letto della baronessa. Nel buio di quella camera, con la baronessa ancora sotto l'effetto del laudano, Lucia, all'improvviso, pianse. Non di gioia. Inspiegabilmente, furono lagrime amare e cocenti. Un presagio di quanto sarebbe accaduto nei prossimi mesi, o il senso di colpa nei riguardi della baronessa?
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