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La maledizione di Lucia. Capitolo Secondo: "L'Incontro" PDF Stampa E-mail
Notizie - Poesia e Narrativa
Scritto da Anonimo Formiano   
Domenica 05 Luglio 2009 08:10

La maledizione di Lucia


Capitolo Secondo

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"L'incontro"

La mamma di Ferdinando, Lucia Santarelli, prima figlia di una numerosa famiglia di pastori di Piroli, aveva da pochi giorni compiuto quattordici anni, quando venne a servizio nella casa del barone Manzano della Torretta. Ufficialmente, come dama di compagnia della baronessa.

Donna molto pia e sottomessa al marito, la baronessa non godeva di buona salute. Più che malata, era diventata ipocondriaca a causa della mancata maternità. Aveva dato alla luce tre figli, ma nessuno aveva superato il quarto, o quinto giorno di vita.

Il responso dei medici fu categorico: - "Niente più gravidanze! La baronessa è portatrice di un male, purtroppo sconosciuto alla scienza medica, che uccide i nascituri nella più tenera età!"

Apparentemente il barone non aveva battuto ciglio. Voleva bene alla moglie; a modo suo, la rispettava, anche se gli si riconoscevano non poche avventure galanti. Voleva anche un figlio e le due voglie, causa di forza maggiore, non potevano essere soddisfatte appieno; perché il figlio lo voleva dalla moglie, non da amanti occasionali.

Sempre molto vicino alla moglie, attento alla sua salute, nei limiti del possibile cercò di alleviarle ogni fatica, anche quella del letto. Anzi, particolarmente quella. La baronessa si rifugiò sempre più nella preghiera e nelle opere di carità, il barone...nelle braccia d'ogni donna compiacente che gli capitasse a tiro.

Ogni tanto presentava alla moglie una giovane indigente, bisognosa del corredo.

La signora baronessa provvedeva senza indugio. Poi, in chiesa, ringraziava il Signore d'averle dato un marito tanto devoto, comprensivo e caritatevole che, in questi particolari e non infrequenti occasioni, disdegnava i naturali e dovuti ringraziamenti.

Nessuno ha mai capito se la baronessa ignorasse realmente le scappatelle del marito. Oppure facesse solo di necessità, virtù. Ogni corredo era un'altra giovane donna che il barone scaricava e maritava con un suo dipendente, o semplice conoscente.

I suoi frequenti viaggi a Napoli e a Caserta - sempre accompagnato dal fido Sebastiano - non destavano sospetti. Tutt'altro! Le sue entrature a corte erano note a tutti. Come note erano anche le sue scappatelle. In pratica tutti sapevano, nessuno parlava. Meno che mai il fido Sebastiano. Il barone aveva fatto buon uso dei consigli del nonno:

- "Tu vuoi una persona fidata? Falla tua complice!" - Quando il barone era preso dai suoi "affari", non dimenticava mai di mandare prosperose donnine ad allietare l'attesa del suo fattore. Come dire: "Una mano lava l'altra, entrambe lavano il viso." Così, la facciata del barone era sempre pulita e la baronessa pregava il buon Dio, perché desse tanta salute al marito che, a causa sua, conduceva una vita d'astinenza!

Fu verso la metà di Novembre del 1859, che il barone incontrò la futura mamma di Ferdinando. Era andato a caccia nella sughereta di Piroli, sempre accompagnato dal fido fattore. Voleva portare a casa un bel cinghiale, ma quel giorno la fortuna non fu dalla sua parte. Nonostante il freddo pungente, s'era spinto fin dentro la vallata e si fermò nei pressi di una casupola, sormontata da un invitante pinnacolo di fumo. Decise di chiedere ospitalità, mentre il fido Sebastiano sistemava i cavalli, i cani, le armi e le cartucciere. Con quel freddo pungente, un bicchiere di vino, davanti ad un camino, sarebbe stato un vero toccasana.

Scansando pecore e cane di guardia col frustino, si avvicinò alla casa e bussò. Il pastore non si mostrò sorpreso. Non era infrequente che i cacciatori si fermassero a chiedere ospitalità. Alla fine lasciavano sempre qualche carlino. Conosceva benissimo il barone. Alcune volte gli aveva fornito del formaggio marzolino e della ricotta fresca, ma aveva sempre trattato con una domestica.

- Buongiorno, eccellenza. Volete accomodarvi? Prego, entrate, questa è casa vostra. -

- Grazie, buonuomo. Solo per scaldarmi un poco. -

- Accomodatevi, signor barone. Siete solo? -

- No, c'è anche il mio fattore. Viene subito. -

- Prego, prego, eccellenza. Accomodatevi vicino al fuoco, mentre io aspetto fuori il vostro fattore. - Poi, rivolto alla donna, sua moglie - Maria, pensa tu al signor barone. -

Entrando, il barone si guardò intorno. L'ambiente, un unico stanzone molto ampio, prendeva luce, oltre che dalla porta, da tre finestre chiuse, alla men peggio, da vetri polverosi. Dal soffitto pendevano decine di catene di salciccia, un paio di grossi pezzi di lardo, una decina di capuanielli (meloni di Capua) e le immancabili "scrocche" di sorbe, raccolte ancora acerbe da pochi giorni.

Ovunque attrezzi agricoli, sacchi di canapa grezza e letti. Più che letti, erano veri e propri giacigli. Al centro dello stanzone un tavolo con tante sedie intorno e una miriade di bambini seduti presso lo scoppiettante camino, dove borbottava una capace pentola, probabilmente colma di fagioli, o ceci, o fave, considerati cibo per poveri.

- Signor barone, eccellenza, prego accomodatevi. Scusate il disordine. Stavamo per andare a tavola. Gradite un poco di polenta calda? - Con fare cerimonioso, Maria spolverò una sedia e lo invitò a sedersi a capotavola. Poi, rivolta verso l'angolo più buio della casa:

- Lucia, che stai facendo? Vieni a darmi una mano. -

- Mamma, sto lavando Peppino. Adesso l'asciugo e vengo subito. -

La voce proveniente da dietro un paravento sbilenco, non destò, più di tanto, l'attenzione del barone. Era una voce piuttosto giovanile. Ritornò a fissare il camino e la pentola che borbottava.

Perbacco, la polenta! Il barone aveva dimenticato quando l'aveva mangiata l'ultima volta. Certo che l'avrebbe gradita! Se non altro perché era calda. Sorrise, rammaricandosi di non avere in tasca nemmeno una liquirizia per i bambini.

- Lucia, porta le posate buone per il signor barone e apparecchia il tavolo. -

- Va bene, mamma. Il tempo di asciugare Peppino. -

La fanciulla uscì da dietro il paravento con un bimbetto seminudo in braccio. Lo posò delicatamente a terra, vicino al camino, e finì di asciugarlo. Poi passò a pulire il tavolo, senza dire una parola e voltando le spalle al barone.

Il barone la guardò. La fanciulla, piuttosto alta, si moveva con grazia e, nei suoi movimenti, si notavano vistosi segni di una prorompente femminilità. Doveva essere intorno ai quattordici, o quindici anni, ma tutto, nel fisico, prometteva di essere una donna con i fiocchi. Il barone si sorprese a fissarla con tanta intensità, da trasalire quando entrò il padre della ragazza, seguito da Sebastiano.

- Maria, hai offerto qualcosa da bere al signor barone? Eccellenza, gradite un bicchiere di vino? E' vino per noi poveri, ma robusto e sincero. Sono certo che lo gradirete. -

Il barone si sentì quasi infastidito dall'intromissione del pastore, ma fece finta di nulla e, di buon grado, accettò il bicchiere di vino. Mentre lo sorseggiava, con lo sguardo tornò di nuovo sulla fanciulla. Poi, rivolto al pastore:

- Buon uomo, quanti figli hai? -

- Nove, eccellenza. Tutti vivi. La più grande è Lucia. Ha da poco compiuto quattordici anni e comincio ad essere preoccupato. Sapete? Sono un povero pastore e non posso garantirle un corredo. Spero che trovi un giovane senza tante pretese. -

Il pastore cominciò a raccontare le sue traversie, le incursioni dei lupi, le pecore rubate, una moglie che sforna un figlio l'anno e non può dargli molto aiuto.

- Come vedete, eccellenza, devo fare tutto io. Mentre aspetto che si facciano grandi i maschi, sarò diventato vecchio. -

La moglie ascoltava in silenzio e, di tanto in tanto, annuiva, mentre la figlia, sempre in silenzio e con le spalle voltate, continuava nelle sue faccende. La polenta fu versata sul tavolo, lestamente assalito da una torma di bambini più vocianti che affamati. "Già, sono nove. - Pensò il barone. - Ma sembrano tanti di più."

- Eccellenza, signor fattore, prego, avvicinatevi e servitevi. Bambini fate un po' di spazio ai signori. -

Come una torma di cavallette, i bambini si affollarono vocianti intorno alla tavola. Lucia, dopo aver asciugato il fratellino, si alzò e si diresse verso la tavola.

Solo in quel frangente, il barone poté vedere in piena luce il viso della fanciulla. Pulito, luminoso, contornato da una massa di capelli corvini. Su quel viso perfetto "bruciavano" due occhi splendidi, neri come i capelli. Il barone restò letteralmente senza parola. "Ma è una creatura stupenda! - Pensò - E' ancora una fanciulla, ma ha già il corpo di una donna. Di una splendida donna! E, questa donna, deve essere mia!"

Sorrise anch'egli, quando Lucia sorrise alla chiamata del più piccolo dei fratellini.

"Questa fanciulla è uno straordinario bocciolo. Un frutto acerbo da assaporare dolcemente, mai brutalmente! E' un insulto alla natura farne la fattrice per uno zotico. Basta guardare com'è ridotta la madre! Basta! Ho deciso! Ti chiami Lucia? Bene! Mia cara Lucia, la tua "luce" splenderà per me! A casa mia!"

Mandò un ringraziamento al buon Dio, per questa stupenda opera d'arte, e si rivolse al pastore:

- Buon uomo, cosa ne diresti se prendessi al mio servizio la tua figliola? Mia moglie, che io, purtroppo a causa dei miei impegni a corte, lascio sempre da sola, avrebbe bisogno di una compagnia. Non è malata, ma è cagionevole di salute. Sono certo che le farebbe piacere se tua figlia potesse stare con lei. -

- Signor barone, eccellenza, voi già mi fate un grande onore mangiando alla mia povera tavola e bevendo il mio misero vino. Maria, Lucia, dite voi qualcosa. Il signor barone ci degna della sua attenzione e noi non abbiamo nulla per ricambiarlo. -

- Niente, buon uomo, niente. Tu non mi devi assolutamente nulla. Anzi, sono io che mi devo sdebitare per la polenta e l'ottimo bicchiere di vino. Sebastiano, quanto hai in tasca? -

- Solo dieci ducati, signor barone. -

- Bene, dalli al pastore per l'ospitalità. - Poi rivolto ai due coniugi: - Questo è un piccolo dono per la vostra ospitalità. Io, adesso, torno a casa e parlo con la baronessa. Domani tornerò e, se voi siete d'accordo, porterò con me vostra figlia. Vi do la mia parola d'onore che, per mia moglie, sarà come una figlia. -

Quando il barone andò via, quasi tutta la famiglia era fuori l'uscio. Quella sera ci fu un lungo ed acceso conciliabolo familiare. Alla fine la decisione fu presa: Lucia andrà al servizio del barone Alberto Manzano della Torretta.

Quei dieci ducati, un vero piccolo capitale per la loro grama economia, furono un ottimo viatico per la decisione.

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Ultimo aggiornamento Martedì 20 Aprile 2010 15:21
 
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