ATENE NON E' SOLA

A questo punto della vicenda Grecia/creditori, il comportamento più biasimevole, oserei dire, è proprio quello dell’Europa intesa come Consiglio d’Europa, cioè il massimo Organo deliberativo dell’Unione europea, costituito dai presidenti dei governi di ciascun Paese membro,  più che quello del FMI, nonostante le pretese sempre meno sostenibili di quest’ultimo per l’economia greca. 

Infatti, come scrive su Il Manifesto di oggi, 25/06/2015, Sergio Cesaretto (pag. 7) :

“Logica vorrebbe che l’Europa si assumesse subito e ora tutto il debito con BCE e anche FMI, come molti e conomisti hanno invocato, anche conservatorio quale Jacob Kirkegaard del Peterson Institute, nei fatti dilazionandolo per qualche decennio , sì da liberare per un po’ la Grecia dal fardello. A quel punto, pur vincolata da obiettivi stringenti di bilancio, la Grecia disporrebbe di uno o due miliardi di euro al mese in più (lo dico ad occhio) da spendere per sostenere la domanda interna ed effettuare politiche di sviluppo.

La prospettiva cambierebbe radicalmente” 

Come a dire, se è vero, come è vero, che il FMI gestisce “…quattrini dei contribuenti di tutto il mondo…..” (Cesaretto su Il Manifesto),  l’Europa ben potrebbe, come farebbe qualunque famiglia di fronte alle difficoltà economico-finanziarie di un suo membro verso soggetti ad essa estranei, intervenire in aiuto della Grecia per liberarla dalle richieste di creditori non facenti parte della famiglia europea e, nell’ambito di una logica diversa, appunto familiare, quella dell’aiuto verso un membro in difficoltà,  intervenire in aiuto del Paese in difficoltà.

Intervento, naturalmente, caratterizzato da una logica coerente con una politica che, consentendo la ripresa dello sviluppo economico (cioè, nel caso concreto, il superamento delle difficilissime condizioni di vita di una grandissima parte del popolo greco), possa, altresì, prevedere un recupero dei crediti, a questo punto vantati solo da paesi membri dell’unione europea, in un tempo ragionevolmente lungo tale, comunque, da consentire l’auspicata ripresa economica della Grecia.

D’altronde, senza di questa, nessuno reale recupero creditizio potrà mai essere realizzato, se non al prezzo, che il governo di Tsipras, giustamente non intende pagare, di un ulteriore drammatico peggioramento delle condizioni di vita del popolo. 

Il problema, allora, come si diceva una volta, è politico, nel senso che è proprio l’Unione Europea, attraverso la politica dettata essenzialmente dalle forze più conservatrici fra cui quelle largamente presenti nel Paese al momento più forte, la Germania, che lo pone. 

Conclude in proposito Cesaretto:

“La ragione dell’apparentemente illogico rifiuto europeo va probabilmente trovata nelle elezioni spagnole: far capire a Podemos che non v’è possibilità di europeizzazione dei debiti sovrani e all’elettorato che le forze alternative troveranno un muro” 

Se le cose stanno così, e mi pare difficile affermare che così non stiano, la necessità di avviare un processo che, anche qui in Italia, si ponga l’obiettivo di ricostruire una forza alternativa di sinistra, mi pare evidente.

Invito tutti i lettori di Freevillage a sostenere la campagna lanciata su Il Manifesto di oggi 25/06/2015  “IO RINUNCIO AL MIO CREDITO GRECO”  trasmettendo all’Ufficio di Segreteria del Consiglio dei Ministri (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) e/o a comitatilistatsipras.eu

Il seguente messaggio

IO RINUNCIO AL MIO CREDITO GRECO 

L’Unione europea si appresta a cacciare la Grecia.

Il motivo: non vuole accettare la richiesta di Atene di rinviare la restituzione del debito.

L’Italia partecipa al credito greco per 40 miliardi.

E’ un credito di tutti i cittadini italiani.

Cominciamo noi a dire che, oltre ad avere molti dubbi sulla sua legittimità,noi, comunque, vi rinunciamo, almeno fin quando la Grecia non sia in condizione di pagarlo senza far morire di stenti la maggioranza dei suoi abitanti e stroncare per chissà quanto la sua economia.

L’Europa senza la Grecia sarebbe come un adulto privato della sua infanzia.

Cioè della sua memoria e delle sue parole.

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MARIO RICORDATO DAL SITO SIMONAGIONTABIRO.COM

A Formia si è sparato. In pieno giorno, con una pistola puntata alla testa, a freddo, senza volto coperto, in una storica via del centro, a pochi passi dall’arteria principale, da una scuola, da una chiesa.

A Formia si è sparato non ad una persona qualunque. A Mario Piccolino, noto blogger cittadino presente a tutte le manifestazioni, conosciuto direttamente o indirettamente da tutti, pronto con la sua macchina fotografica ad immortalare ogni momento, ogni espressione, scegliere la più indecente e pubblicarla con un titolo sempre pungente sul suo “villaggio libero”, freevillage.it. Negli anni aveva portato avanti battaglie, aveva avuto il coraggio di affrontare “i potenti”, aveva sgamato magagne, aveva denunciato  illegalità, aveva combattuto ogni forma di “camorra” e scandali amministrativi.

Eppure Mario non era amato, era fastidioso ed invadente. Con la sua reflex si faceva largo tra la folla senza chiedere permesso, usava il flash a distanza ravvicinata, insisteva per farsi una foto con te, a fine manifestazione pretendeva il microfono, iniziava il suo polemico ma lucido discorso, tutti si lamentavano, lo deridevano o lo insultavano, in qualche modo si riusciva a recuperare il microfono e si andava avanti. Così è successo quando il “villaggio libero” rischiava la chiusura, così è successo quando parlava delle aggressioni che aveva subito, così quasi sempre. Molti lo evitavano o lo scansavano ma era parte della nostra libertà.

“Mago Piccolino”, come si faceva chiamare, era un personaggio ambiguo, scomodo, ingestibile ma soprattutto solo, con quella solitudine che spaventava, che non puoi capire, non puoi alleviare. Mario Piccolino se ne è andato così: solo, scomodo, pazzo ed eroe allo stesso tempo, lasciando tutti con un’espressione come quelle che amava immortalare.

Una città sconvolta, sgomenta, colpita, che dice: “proprio qui!?”, “a Formia?!”. Si rincorrono post sui social, ognuno dice la sua, messaggi di vicinanza, notizie flash sui giornali on line a gara per l’aggiornamento più veloce ed esaustivo, ricordi, aneddoti, pubblicazioni sula stampa nazionale, grida di “riscatto” per una città offesa, cordoglio e condoglianze, comunicati stampa da ogni parte, chiacchiere, opinioni al bar, foto, manifesti, un parlare generale.

Sabato in piazza erano in 1000 alla fiaccolata in suo onore, fasce tricolori, rappresentanti istituzionali, consiglieri comunali, assessori sfilano da Piazza Vittoria alla casa/studio dove è stato ucciso l’avvocato blogger, il pazzo/eroe. Una fiaccolata che meritava più silenzio per pensare, raccogliersi, interrogarsi su una solitudine di cui tutti eravamo parte. Un silenzio che non vuol dire mettere a tacere, non vuol dire far finta di niente ma rispettare, evitare di generalizzare, di rincorrere certezze che ormai non ci sono più. Silenzio che indica indignazione. Mentre in 1000 eravamo in fiaccolata altrettanti  erano nella piazza parallela fuori da un bar e la musica “a palla”, in un locale a mangiare la pizza, a passeggio e uno sguardo lontano su quanti erano con una fiaccola in mano. Sicuramente qualcosa è cambiato, qualche coscienza è stata scossa, “un piccolo miracolo è stato fatto”, qualche sasso è stato lanciato ed ora rimane la polemica festa del patrono si o no, lutto cittadino si o no e un grande polverone che non scende in piazza ma rimane nell’agorà virtuale.

Mario è andato via solo e pazzo. Ciao Mario, questo è l’articolo per il tuo “villaggio libero” che, solo, mi hai sempre chiesto ma che mi sono sempre rifiutata di scrivere. Oggi rimane soltanto l’amarezza sperando che giustizia sia fatta.

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